insegnare
    mensile del centro di iniziativa democratica degli insegnanti

      il sommario - l'archivio - la redazione - gli abbonamenti

      Minima scholaria 34 - Dalle lettere all'arte delle lettere - di Tullio De Mauro

      Se qualcuno ha avuto pazienza di seguire gli ultimi Minima, è chiaro che il vecchio precetto "scrivete come parlate, parlate come scrivete" va preso con molti grani di sale. La scrittura ci toglie tutti quei sostegni esterni alla forma di ciò che diciamo e che sorreggono e integrano la nostra espressione: i gesti che scandiscono le nostre frasi e le loro parti e che spesso precisano il significato generico delle nostre parole e addirittura in parte le sostituiscono; l'istintiva stessa posizione del nostro corpo e della testa; la mimica della faccia e lo sguardo; il volume e il tono della voce; l'evidenza delle cose, oggetti, eventi che accompagnano il nostro dire e che possiamo ritenere condivisi dal nostro interlocutore. Questa grande quantità di potenti aiuti fa sì che, spesso, il nostro dire può efficacemente ridursi a poche parole, a semplici interiezioni passe-partout... Alla persona amica che incotriamo per strada e ci chiede "Come stai?", possiamo rispondere benissimo con un "Mmm, insomma, così così", affidando al suo sguardo amicale il complesso del nostro stare. Ma alla stessa persona che da terre lontane per avere nostre notizie ci manda una lettera o, ora, una mail, rispondendogli per lettera e perfino chattando on line mai potremmo rispondere "Carissimo, mmm, insomma, così così". Ovvero, potremmo sì farlo, ma lui non capirebbe niente.

      Ma, si obietterà, l'errore non sta nello scrivere "mmm, insomma, così così", sta nel dirlo. Non dice infatti il precetto che bisogna parlare come si scrive? E dunque nel parlare si evitino forme che non stanno bene nella scrittura. Ma allora torniamo a immaginare di incontrare la solita persona amica che ci chiede "Come stai?" e, onorando il precetto, di rispondergli, preso fiato: "Carissimo, ti ringrazio della tua sollecitudine come sempre affettuosa. A dire il vero, dopo un periodo di lavoro piuttosto intenso, che ho fortunatamente concluso e, mi pare, in modo non insoddisfacente, speravo di avere un periodo di relativa calma. Ma sono sopravvenuti due fatti che hanno messo in forse la mia tranquillità. La vecchia zia di Afragola, che non vedevamo da anni ecc. ecc.". Chi rispondesse così, parlando come si scrive, si farebbe presto il vuoto intorno.

      Insomma, il precetto che eguaglia scritto e parlato può avere solo un senso: nello scrivere cercate di essere efficaci come nel parlare e, se scrivete bene, viceversa. Ma scrivere bene comporta sempre sapersi distaccare dall'immediatezza dell'esprimersi a voce e cercare quelle parole e quelle frasi che rendano al meglio ciò che intendiamo dire a persone che sono lontane dal nostro immediato presente nel tempo e nello spazio, persone che non ci vedono né vedono ciò che noi vediamo, che non ci sanno, come ben si dice in qualche dialetto italiano, e non sanno ciò che noi immediatamente sappiamo. La forma della lingua, una delle forme che nella sua sterminata potenzialità una lingua prevede, è quel che dobbiamo cercare per farci intendere nello scrivere. Quella lingua della cui potenza non ci accorgiamo nemmeno nel parlare va rovistata con cura per trovare le espressioni che allineate su qualche supporto prendano in carico il senso che qui, oggi, vogliamo esprimere e lo veicolino nel modo più trasparente e fedele verso lidi alieni.

      Nella storia delle comunità umane ciò ha avuto una grande importanza. Le condizioni che spinsero caste sacerdotali, commercianti, proprietari e potenti a cercare e adottare sistemi di fissazione grafica di parole, frasi, testi, maturarono già nei millenni prima di Cristo negli ambienti inizialmente più favorevoli del Pianeta, nella Mezzaluna fertile (dall'Anatolia alla Mesopotamia e all'Egitto), nell'America centrale e lungo il Fiume Giallo, con lo sviluppo di civiltà stanziali, con l'istituzionalizzarsi della vita religiosa e giuridica e con il complessificarsi delle tecnologie. La nascita e, soprattutto, l'affermazione sociale delle scritture ebbero influenza decisiva sulla trasmissione e sulla stessa conformazione del sapere, dei riti, dei modi dell'organizzazione sociale. In diversi hanno insistito su ciò. Più in ombra resta il fatto che lo scrivere e il leggere richiesero come loro complemento necessario lo sviluppo di accurate cognizioni sulle forme e sulle funzioni dei patrimoni linguistici cui si attingeva nello scrivere nelle diverse lingue. Ragionevolmente, la riflessione si orientò (e ancora oggi si orienta) verso la scelta di quegli elementi linguistici che meglio garantissero l'accessibilità più larga e sicura dei testi scritti entro ciascuna comunità linguistica, mettendo in secondo piano le fluttuazioni che sempre caratterizzano gli usi orali. Insomma, con la scrittura, come suo presupposto e complemento necessario, nacquero l'"arte delle lettere", cioè la grammatica, e il suo insegnamento, anzi, a dire il vero, l'insegnamento, la scuola. E la grammatica fu, lingua per lingua, necessariamente selettiva e normativa.

      numero 4/2000