ore 15.00/19.00
IL
SENSO DELLE RIFORME
Sandro
Succi
Presidente
Cidi di Ferrara
Un saluto di benvenuto a
nome del CIDI di Ferrara a tutti i partecipanti al XXIX Convegno Nazionale
del CIDI. Vorrei esprimere dei ringraziamenti non rituali a tutti coloro
che con la loro partecipazione testimoniano una volontà di dialogo
con la scuola: agli Enti locali, Comune, Provincia e Regione, alle Case
Editrici Zanichelli, Loescher, D’Anna, Bovolenta che rivestono un ruolo
importante nel processo di riforma fornendo un contributo non indifferente.
E’ opportuna questa iniziativa nel territorio di Ferrara ed il Cidi di
Ferrara è felice della scelta della segreteria nazionale perché
questo significa, per noi, ospitare un convegno nazionale a circa vent’anni
da quello che si tenne a Ferrara quando il Cidi era appena nato nella nostra
città. A questo proposito ricordo due dei soci fondatori del nostro
Cidi, Tita Buzzoni e Giuseppe Sateriale. "Il senso delle riforme" è
un titolo quasi metafisico, siamo qui però a ragionare di qualcosa
di concreto perché ragioniamo di soggetti, risorse, strutture, strategie.
(D.d.S.)
Pier
Giorgio Dall’Acqua
Presidente
Provincia di Ferrara
Porgo il mio saluto personale,
dell’Amministrazione Provinciale e Comunale. Considero un onore ospitare
questo Convegno non solo perché questa autorevole associazione rappresenta
una delle voci più ascoltate dei docenti ma anche perché
è una tappa significativa delle iniziative di politica scolastica
che le nostre Amministrazioni svolgono da anni. La trasformazione valorizza
e decentra il ruolo dei tanti soggetti interessati al processo di riforma.
Il senso delle riforme: ciò significa che istruzione e formazione
rinnovate devono concorrere a far sì che i giovani siano messi in
grado di scegliere i percorsi più rispondenti e che questi contribuiscano
alla loro formazione come cittadini nel senso più ampio del termine.
Il CIDI ha scelto con molta lucidità i temi da inserire in questo
Convegno. Gli Enti locali sono interlocutori privilegiati delle scuole.
La riforma del sistema scolastico e formativo e la riforma del lavoro sono
strettamente legate: i problemi da affrontare sono tanti ma anche attraverso
questo Convegno ed il dialogo che si svilupperà avremo contributi
importanti in questa direzione. (D.d.S.)
Mariangela
Bastico
Assessore
alla scuola della Regione Emilia-Romagna
Sono lieta che la Regione
Emilia Romagna ospiti questo Convegno. Il titolo scelto è estremamente
efficace per le azioni concrete sottese. La scelta di procedere per tessere
di un mosaico è stata utile; oggi abbiamo tutti i soggetti in campo
pronti per un’azione di riforma di medio termine. Vi è consapevolezza
che il processo di riforma conviene a tutti i soggetti artefici dell’istruzione,
della formazione professionale e del lavoro. Questo sistema riformato prende
il meglio di esperienze già avviate e sperimentate negli anni passati:
tale è il senso delle riforme. Come Regione saremo di supporto alle
autonomie ed alle competenze professionali, di sostegno alle reti di scuole
con accordi di carattere regionale e con azioni di carattere locale. Questi
anni hanno richiesto molto ai docenti e non vi è sempre stato un
riconoscimento economico che ormai non può mancare insieme ad un
riconoscimento sociale delle figure professionali essenziali per i nostri
figli. (D.d.S.)
Giuseppe
Inzerillo
Provveditore
agli studi di Ferrara
Il Provveditore di Ferrara
Inzerillo, nel portare il saluto dell’Amministrazione, ha affrontato il
tema del decentramento amministrativo sottolineando come, pur eliminando
i provveditorati, restino tuttavia insoluti molti problemi che il nuovo
assetto amministrativo dovrà affrontare da subito. (D.d.S.)
Federico
Enriques
Amministratore
delegato della casa editrice Zanichelli
Un ringraziamento a tutti
per averci voluti ancora in un Convegno Nazionale del CIDI. Vorrei dare
un titolo a questo mio intervento: “Dante, il sale e il paniere”. L’aneddoto
dantesco mi consente di riprendere da un lato una conversazione appena
interrotta e dall’altro di considerare che nel paniere abbiamo uova e sale
dal momento in cui sono stati emanati gli indirizzi per la costruzione
dei curriculi. La stampa, in generale, non ha riportato giudizi acuti:
ciò ha sottolineato con evidenza la mancanza di lettura dei documenti,
che sono buoni e con un tasso di applicabilità alto per dei curricoli
scolastici. (Daniela de Scisciolo)
Le
ragioni, le finalità, i contesti
ALBA
SASSO
Presidente
nazionale del CIDI
- Il senso delle riforme
- Il respiro del lungo termine
- La difficile ricerca di
un mandato sociale
- La scuola: risorsa per
l’economia o risorsa per la democrazia?
- Una leva per ridurre le
disuguaglianze
- L’itinerario per le riforme
- Una legge di sistema
- Dilemmi e prospettive
dell’autonomia
- Idee per riprogettare
la scuola
- Un alfabeto con cinque
vocali: non basta la “i”
- Nuovi profili dell’insegnare.
(Ermanno Testa)
- leggi/stampa
il testo integrale della relazione di Alba Sasso
Il
governo del sistema: cultura e gestione del cambiamento
Emanuele
Barbieri
Direttore
Generale Regionale ufficio scolastico Regione Emilia-Romagna
Barbieri introduce la discussione
sostenendo che Berlinguer, nel Convegno dell’anno scorso, si è detto
preoccupato perché non esiste in Italia la cultura del passaggio
dalla norma alla prassi. Quali allora le condizioni per permettere la realizzazione
delle riforme? Cosa devono fare i diversi soggetti per consentire il pieno
sviluppo della persona, perché ogni ragazzo possa raggiungere il
successo formativo capace di garantire il pieno diritto alla cittadinanza?
(M.C.P. - L.S.)
Antonio
Cantaro
Presidente
CRS, Istituzioni di diritto pubblico, Università di Urbino
Cantaro risponde agli interrogativi
posti da Barbieri dicendo che siamo di fronte ad una percezione sommaria
e volgare del senso della riforma nella coscienza collettiva. Il Paese
non percepisce la posta in gioco. A questo ha contribuito da un lato la
tendenza a dare una rappresentazione “conciliatoria” della riforma, dall’altro
la convinzione che l’operazione non poteva non farsi che sacrificando la
visibilità del progetto. Sui punti focali della riforma esistono
interpretazioni opposte.
Rispetto alla federalizzazione
dell’istruzione, ad una lettura unitaria e cooperativa, per la quale le
norme generale consentiranno allo Stato di mantenere il controllo dell’istruzione
pubblica, se ne contrappone una neocentrista che alla centralità
dello Stato sostituisce la centralità delle Regioni. Quest’ultima
interpretazione è propria del senso comune e non si può ignorare
che il senso normativo più forte è quello legato all’immaginario
sociale.
In relazione all’autonomia
l’interpretazione va in due direzioni: autogoverno come idea romantica,
presente nella percezione degli operatori; concezione contrattualistica
che vede la scuola, la famiglia, il territorio e il mondo del lavoro come
contraenti che patteggiano ciascuno secondo le proprie esigenze.
Allora dobbiamo riprendere
il paradigma dell’autogoverno: se l’economia e la tecnologia chiedono alla
scuola meno pensiero riflessivo e più pensiero esperienziale e la
scuola si adatta a queste richieste rinuncia al suo compito, quello di
essere un’istituzione complessa. (M.C.P.
- L.S.)
Rita
Cinti Luciani
Assessore
alla cultura e pubblica istruzione Provincia di Ferrara
Luciani, a sua volta, interviene
sostenendo che la scuola, già prima della riforma, era cambiata,
e sono stati proprio i docenti che hanno permesso il passaggio della scuola
della trasmissione dei saperi a quella della centralità dell’individuo.
La riforma che è arrivata, anche se fatta di tasselli, è
una riforma coraggiosa. Quanto al federalismo, l’obiettivo non è
creare tante scuole per tante regioni; il principio invece è quello
della sussidiarietà. In questa prospettiva è importante evitare
che l’autonomia diventi competizione: le problematiche dovranno essere
concertate. (M.C.P. - L.S.)
Beatrice
Mezzina
Presidente
Cidi di Bari
Mezzina, partendo dall’esperienza
concreta, sostiene che è giusto dire anche le cose che non vanno
nelle scuole.
All’accelerazione dei processi
riformativi corrispondono nelle scuole processi di lunga durata e tempi
lenti.
Bisogna lavorare nelle scuole
per dare senso alle riforme, chiedendo un’autonomia anche eteronoma: infatti
l’autonomia non può essere quella delle singole scuole. In un momento
di “precarietà operativa” agli insegnanti è richiesto di
essere ad un tempo coraggiosi e respectivi. Coraggiosi nell’assumersi responsabilità,
nell’essere autonomi, ma anche nel sapere dire di no. Molte scuole inseguono
i progetti con la conseguenza che i migliori insegnanti spesso sono fuori
dalle classi. E’ il caso dei PON: spesso le scuole non hanno le energie
necessarie per realizzarli. Non bisogna farsi travolgere dalle innovazioni,
mantenere un equilibrio tra essere audaci e respectivi. Impariamo la cultura
dei passi accorti.
Per alcuni insegnanti, i
più avveduti, è facile percepire cosa sia importante per
la scuola: governare i processi di apprendimento, insegnamento, garantire
la qualità dei tempi e degli spazi di apprendimento. E’ difficile
organizzare tutto questo; l’autonomia ci dà la possibilità
di farlo. Ma ancora più difficile è creare una piena condivisione:
perché dalla bravura di alcuni non si passa alla cultura dei molti?
Afferma che è questo
il momento di prendere le distanze per cogliere il senso complessivo delle
riforme e, replicando a Cantaro, sostiene che la scelta di procedere “a
pezzi” non è stata intenzionale, ma frutto delle necessità
indotte dalla tempistica.
E’ stato un processo graduale,
partito dall’autonomia, passato attraverso una razionalizzazione del personale
della scuola (la riforma deve poter contare su un personale stabile) e
il dimensionamento è oggi giunto al riordino dei cicli.
Il Ministro De Mauro, introducendo
il lavoro prodotto dalla Commissione sul riordino, ha scritto che senza
il lavoro e l’esperienza della scuola precedente, pure se centralistica,
non ci sarebbe stata riforma: la scuola era già cambiata.
Quale il mandato sociale?
Quello espresso nel II comma dell’art.3 della Costituzione: la Riforma,
spostando l’asse dall’insegnamento all’apprendimento, fa svolgere alla
Repubblica il suo compito, che costituisce non tanto un dovere quanto una
convenienza per tutti i cittadini. (Maria
Concetta Paxia - Loredana Smario)
Silvia
Barbieri
Sottosegretaria
alla Pubblica Istruzione
Quella di oggi è
una “buona giornata”, sia perché è l’occasione d’incontro
di persone che costituiscono pezzi di esperienze e di cammino della scuola,
punte su cui far leva, sia per il modo in cui è stato organizzato,
a cominciare dal titolo “il senso delle riforme”. Perché è
davvero arrivato il momento di cogliere e rendere più visibile la
visione d’insieme dell’intero processo di riforme di questi anni.
Non sono d’accordo con l’interpretazione
che Cantaro dava della scelta di procedere per “tessere di mosaico”, quasi
fosse una scelta ambigua dettata da ragioni tattiche. Essa, al contrario,
è stata l’unico modo di procedere perché l’operazione di
cambiamento non avveniva a bocce ferme ma contemporaneamente al meccanismo
che doveva continuare a funzionare. Bisognava necessariamente cominciare
con l’autonomia, intesa come autogoverno socialmente responsabile dei processi
formativi, e poi passare al riordino dell'intero sistema. Per poter contare
su un personale che avesse una motivazione in più per attuare la
riforma, bisognava risanare la situazione del precariato dei docenti. Per
dar vita all’autonomia, occorreva procedere al dimensionamento delle strutture
scolastiche: primo banco di prova per raggiungere un equilibrio tra le
rispettive responsabilità dei soggetti. Il senso di tutto ciò
è stato quello di creare le condizioni della centralità della
scuola nella società, di rompere il silenzio sociale attorno a essa.
Questo processo di riforma
ha un suo disegno coerente che trova il suo principio ispiratore nel secondo
comma dell’articolo 3 della Costituzione: nel momento in cui si è
sottolineato il passaggio dall’insegnamento all’apprendimento si è
contemporaneamente ribadito il principio che la Repubblica assegna alla
scuola il compito di consentire a ciascuno individuo la propria affermazione,
superando quegli ostacoli di carattere sociale ed economico che ne impediscono
la crescita. A conclusione, riprendendo l’intervento di Mezzina, si ribadisce
la necessità oggi di avere coraggio: il coraggio di non cercare
alibi, di non ingigantire gli ostacoli ma di operare concretamente per
superarli, di non perdere di vista l’obiettivo; il coraggio anche di essere
consapevoli che agli insegnanti si sta chiedendo di più di quanto
non sia possibile per il momento riconoscere loro. (Luciana
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