diretta web del 29° Convegno Nazionale CIDI
"La nuova scuola - Il senso delle riforme"

i resoconti di giovedi 22 marzo 2001 - da Ferrara

 

      ore 15.00/19.00

      IL SENSO DELLE RIFORME

      Sandro Succi
      Presidente Cidi di Ferrara
      Un saluto di benvenuto a nome del CIDI di Ferrara a tutti i partecipanti al XXIX Convegno Nazionale del CIDI. Vorrei esprimere dei ringraziamenti non rituali a tutti coloro che con la loro partecipazione testimoniano una volontà di dialogo con la scuola: agli Enti locali, Comune, Provincia e Regione, alle Case Editrici Zanichelli, Loescher, D’Anna, Bovolenta che rivestono un ruolo importante nel processo di riforma fornendo un contributo non indifferente. E’ opportuna questa iniziativa nel territorio di Ferrara ed il Cidi di Ferrara è felice della scelta della segreteria nazionale perché questo significa, per noi, ospitare un convegno nazionale a circa vent’anni da quello che si tenne a Ferrara quando il Cidi era appena nato nella nostra città. A questo proposito ricordo due dei soci fondatori del nostro Cidi, Tita Buzzoni e Giuseppe Sateriale. "Il senso delle riforme" è un titolo quasi metafisico, siamo qui però a ragionare di qualcosa di concreto perché ragioniamo di soggetti, risorse, strutture, strategie.  (D.d.S.)

      Pier Giorgio Dall’Acqua
      Presidente Provincia di Ferrara
      Porgo il mio saluto personale, dell’Amministrazione Provinciale e Comunale. Considero un onore ospitare questo Convegno non solo perché questa autorevole associazione rappresenta una delle voci più ascoltate dei docenti ma anche perché è una tappa significativa delle iniziative di politica scolastica che le nostre Amministrazioni svolgono da anni. La trasformazione valorizza e decentra il ruolo dei tanti soggetti interessati al processo di riforma. Il senso delle riforme: ciò significa che istruzione e formazione rinnovate devono concorrere a far sì che i giovani siano messi in grado di scegliere i percorsi più rispondenti e che questi contribuiscano alla loro formazione come cittadini nel senso più ampio del termine. Il CIDI ha scelto con molta lucidità i temi da inserire in questo Convegno. Gli Enti locali sono interlocutori privilegiati delle scuole. La riforma del sistema scolastico e formativo e la riforma del lavoro sono strettamente legate: i problemi da affrontare sono tanti ma anche attraverso questo Convegno ed il dialogo che si svilupperà avremo contributi importanti in questa direzione.  (D.d.S.)

      Mariangela Bastico
      Assessore alla scuola della Regione Emilia-Romagna
      Sono lieta che la Regione Emilia Romagna ospiti questo Convegno. Il titolo scelto è estremamente efficace per le azioni concrete sottese. La scelta di procedere per tessere di un mosaico è stata utile; oggi abbiamo tutti i soggetti in campo pronti per un’azione di riforma di medio termine. Vi è consapevolezza che il processo di riforma conviene a tutti i soggetti artefici dell’istruzione, della formazione professionale e del lavoro. Questo sistema riformato prende il meglio di esperienze già avviate e sperimentate negli anni passati: tale è il senso delle riforme. Come Regione saremo di supporto alle autonomie ed alle competenze professionali, di sostegno alle reti di scuole con accordi di carattere regionale e con azioni di carattere locale. Questi anni hanno richiesto molto ai docenti e non vi è sempre stato un riconoscimento economico che ormai non può mancare insieme ad un riconoscimento sociale delle figure professionali essenziali per i nostri figli.  (D.d.S.)

      Giuseppe Inzerillo
      Provveditore agli studi di Ferrara
      Il Provveditore di Ferrara Inzerillo, nel portare il saluto dell’Amministrazione, ha affrontato il tema del decentramento amministrativo sottolineando come, pur eliminando i provveditorati, restino tuttavia insoluti molti problemi che il nuovo assetto amministrativo dovrà affrontare da subito.  (D.d.S.)

      Federico Enriques
      Amministratore delegato della casa editrice Zanichelli
      Un ringraziamento a tutti per averci voluti ancora in un Convegno Nazionale del CIDI. Vorrei dare un titolo a questo mio intervento: “Dante, il sale e il paniere”. L’aneddoto dantesco mi consente di riprendere da un lato una conversazione appena interrotta e dall’altro di considerare che nel paniere abbiamo uova e sale dal momento in cui sono stati emanati gli indirizzi per la costruzione dei curriculi. La stampa, in generale, non ha riportato giudizi acuti: ciò ha sottolineato con evidenza la mancanza di lettura dei documenti, che sono buoni e con un tasso di applicabilità alto per dei curricoli scolastici.  (Daniela de Scisciolo)
       

      Le ragioni, le finalità, i contesti

      ALBA SASSO
      Presidente nazionale del CIDI
      - Il senso delle riforme
      - Il respiro del lungo termine
      - La difficile ricerca di un mandato sociale
      - La scuola: risorsa per l’economia o risorsa per la democrazia?
      - Una leva per ridurre le disuguaglianze
      - L’itinerario per le riforme
      - Una legge di sistema
      - Dilemmi e prospettive dell’autonomia
      - Idee per riprogettare la scuola
      - Un alfabeto con cinque vocali: non basta la “i”
      - Nuovi profili dell’insegnare.  (Ermanno Testa)
      - leggi/stampa il testo integrale della relazione di Alba Sasso
       

      Il governo del sistema: cultura e gestione del cambiamento

      Emanuele Barbieri
      Direttore Generale Regionale ufficio scolastico Regione Emilia-Romagna
      Barbieri introduce la discussione sostenendo che Berlinguer, nel Convegno dell’anno scorso, si è detto preoccupato perché non esiste in Italia la cultura del passaggio dalla norma alla prassi. Quali allora le condizioni per permettere la realizzazione delle riforme? Cosa devono fare i diversi soggetti per consentire il pieno sviluppo della persona, perché ogni ragazzo possa raggiungere il successo formativo capace di garantire il pieno diritto alla cittadinanza?  (M.C.P. - L.S.)

      Antonio Cantaro
      Presidente CRS, Istituzioni di diritto pubblico, Università di Urbino
      Cantaro risponde agli interrogativi posti da Barbieri dicendo che siamo di fronte ad una percezione sommaria e volgare del senso della riforma nella coscienza collettiva. Il Paese non percepisce la posta in gioco. A questo ha contribuito da un lato la tendenza a dare una rappresentazione “conciliatoria” della riforma, dall’altro la convinzione che l’operazione non poteva non farsi che sacrificando la visibilità del progetto. Sui punti focali della riforma esistono interpretazioni opposte.
      Rispetto alla federalizzazione dell’istruzione, ad una lettura unitaria e cooperativa, per la quale le norme generale consentiranno allo Stato di mantenere il controllo dell’istruzione pubblica, se ne contrappone una neocentrista che alla centralità dello Stato sostituisce la centralità delle Regioni. Quest’ultima interpretazione è propria del senso comune e non si può ignorare che il senso normativo più forte è quello legato all’immaginario sociale.
      In relazione all’autonomia l’interpretazione va in due direzioni: autogoverno come idea romantica, presente nella percezione degli operatori; concezione contrattualistica che vede la scuola, la famiglia, il territorio e il mondo del lavoro come contraenti che patteggiano ciascuno secondo le proprie esigenze.
      Allora dobbiamo riprendere il paradigma dell’autogoverno: se l’economia e la tecnologia chiedono alla scuola meno pensiero riflessivo e più pensiero esperienziale e la scuola si adatta a queste richieste rinuncia al suo compito, quello di essere un’istituzione complessa.  (M.C.P. - L.S.)

      Rita Cinti Luciani
      Assessore alla cultura e pubblica istruzione Provincia di Ferrara
      Luciani, a sua volta, interviene sostenendo che la scuola, già prima della riforma, era cambiata, e sono stati proprio i docenti che hanno permesso il passaggio della scuola della trasmissione dei saperi a quella della centralità dell’individuo. La riforma che è arrivata, anche se fatta di tasselli, è una riforma coraggiosa. Quanto al federalismo, l’obiettivo non è creare tante scuole per tante regioni; il principio invece è quello della sussidiarietà. In questa prospettiva è importante evitare che l’autonomia diventi competizione: le problematiche dovranno essere concertate.  (M.C.P. - L.S.)

      Beatrice Mezzina
      Presidente Cidi di Bari
      Mezzina, partendo dall’esperienza concreta, sostiene che è giusto dire anche le cose che non vanno nelle scuole.
      All’accelerazione dei processi riformativi corrispondono nelle scuole processi di lunga durata e tempi lenti.
      Bisogna lavorare nelle scuole per dare senso alle riforme, chiedendo un’autonomia anche eteronoma: infatti l’autonomia non può essere quella delle singole scuole. In un momento di “precarietà operativa” agli insegnanti è richiesto di essere ad un tempo coraggiosi e respectivi. Coraggiosi nell’assumersi responsabilità, nell’essere autonomi, ma anche nel sapere dire di no. Molte scuole inseguono i progetti con la conseguenza che i migliori insegnanti spesso sono fuori dalle classi. E’ il caso dei PON: spesso le scuole non hanno le energie necessarie per realizzarli. Non bisogna farsi travolgere dalle innovazioni, mantenere un equilibrio tra essere audaci e respectivi. Impariamo la cultura dei passi accorti.
      Per alcuni insegnanti, i più avveduti, è facile percepire cosa sia importante per la scuola: governare i processi di apprendimento, insegnamento, garantire la qualità dei tempi e degli spazi di apprendimento. E’ difficile organizzare tutto questo; l’autonomia ci dà la possibilità di farlo. Ma ancora più difficile è creare una piena condivisione: perché dalla bravura di alcuni non si passa alla cultura dei molti?
      Afferma che è questo il momento di prendere le distanze per cogliere il senso complessivo delle riforme e, replicando a Cantaro, sostiene che la scelta di procedere “a pezzi” non è stata intenzionale, ma frutto delle necessità indotte dalla tempistica.
      E’ stato un processo graduale, partito dall’autonomia, passato attraverso una razionalizzazione del personale della scuola (la riforma deve poter contare su un personale stabile) e il dimensionamento è oggi giunto al riordino dei cicli.
      Il Ministro De Mauro, introducendo il lavoro prodotto dalla Commissione sul riordino, ha scritto che senza il lavoro e l’esperienza della scuola precedente, pure se centralistica, non ci sarebbe stata riforma: la scuola era già cambiata.
      Quale il mandato sociale? Quello espresso nel II comma dell’art.3 della Costituzione: la Riforma, spostando l’asse dall’insegnamento all’apprendimento, fa svolgere alla Repubblica il suo compito, che costituisce non tanto un dovere quanto una convenienza per tutti i cittadini.  (Maria Concetta Paxia - Loredana Smario)

      Silvia Barbieri
      Sottosegretaria alla Pubblica Istruzione
      Quella di oggi è una “buona giornata”, sia perché è l’occasione d’incontro di persone che costituiscono pezzi di esperienze e di cammino della scuola, punte su cui far leva, sia per il modo in cui è stato organizzato, a cominciare dal titolo “il senso delle riforme”. Perché è davvero arrivato il momento di cogliere e rendere più visibile la visione d’insieme dell’intero processo di riforme di questi anni.
      Non sono d’accordo con l’interpretazione che Cantaro dava della scelta di procedere per “tessere di mosaico”, quasi fosse una scelta ambigua dettata da ragioni tattiche. Essa, al contrario, è stata l’unico modo di procedere perché l’operazione di cambiamento non avveniva a bocce ferme ma contemporaneamente al meccanismo che doveva continuare a funzionare. Bisognava necessariamente cominciare con l’autonomia, intesa come autogoverno socialmente responsabile dei processi formativi, e poi passare al riordino dell'intero sistema. Per poter contare su un personale che avesse una motivazione in più per attuare la riforma, bisognava risanare la situazione del precariato dei docenti. Per dar vita all’autonomia, occorreva procedere al dimensionamento delle strutture scolastiche: primo banco di prova per raggiungere un equilibrio tra le rispettive responsabilità dei soggetti. Il senso di tutto ciò è stato quello di creare le condizioni della centralità della scuola nella società, di rompere il silenzio sociale attorno a essa.
      Questo processo di riforma ha un suo disegno coerente che trova il suo principio ispiratore nel secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione: nel momento in cui si è sottolineato il passaggio dall’insegnamento all’apprendimento si è contemporaneamente ribadito il principio che la Repubblica assegna alla scuola il compito di consentire a ciascuno individuo la propria affermazione, superando quegli ostacoli di carattere sociale ed economico che ne impediscono la crescita. A conclusione, riprendendo l’intervento di Mezzina, si ribadisce la necessità oggi di avere coraggio: il coraggio di non cercare alibi, di non ingigantire gli ostacoli ma di operare concretamente per superarli, di non perdere di vista l’obiettivo; il coraggio anche di essere consapevoli che agli insegnanti si sta chiedendo di più di quanto non sia possibile per il momento riconoscere loro.  (Luciana Scarcia)


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