a cura di Emma Colonna e Marina Boscaino
N. 40 del 20 aprile 2007

Per l’ennesima volta ci troviamo a commentare una strategia di comunicazione da parte di alcuni media che tende a proiettare sull’opinione pubblica un’idea di scuola che non possiamo accettare. I motivi di un attacco tanto irresponsabile e tenace sono in parte oscuri, in parte si basano sulla volontà di delegittimare la scuola pubblica, laica e pluralista. Rimaniamo interessati a comprendere quale sia l’alternativa proposta: se si tratti di privilegiare semplicemente il modello privato; o se la confusione e il vuoto culturale sono talmente incontrollati da immaginare scenari ancor più inconsistenti. Del resto non può sfuggire l’ambiguità dei media stessi, che stigmatizzano ipocritamente le conseguenze di un voyeurismo istituzionalizzato e reso modello culturale dal successo di trasmissioni televisive e di formati che imperversano in maniera martellante nelle menti e nei comportamenti degli adolescenti. La tragedia di Mauro a Torino, che si è tolto la vita perché accusato di essere omosessuale, deve però farci riflettere profondamente sull’immensa responsabilità che la scuola ha concentrato su di sé. E deve sviarci dalla facile tentazione di diventare noi stessi complici di un modello omologante; seguaci, profeti e custodi di un’idea apparentemente rassicurante di normalità che in realtà consacra – perversamente, colpevolmente – tutto ciò che la complessità del mondo ci impedisce di essere.


             Centralità della laicità e del pluralismo

Le audizioni al tempo di Fioroni

Se non ora quando?

Iniziative
 
            
 
             Centralità della laicità e del pluralismo

E a proposito di complessità del mondo, di valori condivisi e di valori da condividere per ri-edificare quel complesso sistema di diritti e doveri – tra i più imprescindibili e inalienabili – che è la scuola pubblica: ci disorienta l’enfasi posta sulla centralità della persona – concetto che da lungo tempo ricorre nei documenti ministeriali – oggi accolto da alcuni come un importante segno di continuità con la scuola targata Moratti e come il senso di un impegno concreto e costante su modelli che con il pluralismo e la laicità hanno ben poco a che fare. Se da un lato il familismo e la scuola a domanda individuale del precedente governo hanno prodotto guasti di cui ancora paghiamo le spese, dall’altra questi concetti riportano alla memoria il significativo titolo di un discorso di Benedetto XVI “Vita, famiglia, educazione non negoziabili”: elementi - nella lettura del pontefice - tutti iscritti nella natura umana; dunque, non verità di fede, ma comuni all’umanità intera. In virtù della sacralità di questo pre-giudizio, principi come il riconoscimento della struttura naturale della famiglia e l’opposizione ferma ai tentativi di destabilizzarla, il pur legittimo diritto dei genitori ad educare i figli sconfinano inevitabilmente in una interpretazione anche della scuola e della sua funzione che alimenta un’ulteriore preoccupazione sui concetti di laicità e pluralismo. Che invece noi continuiamo a considerare fondanti della dimensione pubblica del sistema dell’istruzione. Ecco spiegato il nostro sospetto nei confronti della significativa ricorrenza di parole d’ordine – la centralità della persona – che hanno negli anni perduto il proprio significato letterale, assecondando una pericolosa deriva confessionale che certamente non giova alla scuola pubblica

     
 
            
 
             Le audizioni al tempo di Fioroni

Il 17 aprile il Cidi – insieme ad altre associazioni professionali – ha partecipato presso il Ministero della Pubblica Istruzione all’audizione su Cultura, scuola, persona e Il curricolo nella scuola dell’autonomia, i due documenti di cornice alle “nuove” Indicazioni. Nello spazio di 4 cartelle ciascuna associazione ha avuto l’opportunità di rispondere a una serie di punti preventivamente proposti dal ministero: 1) parere sul documento presentato il 3 aprile Cultura, scuola, persona; 2) parere sul documento provvisorio Il curricolo nella scuola dell’autonomia; 3) suggerimenti circa la struttura delle nuove Indicazioni; 4) considerazioni circa le attuali Indicazioni, ma anche i precedenti indirizzi della Commissione De Mauro. Non è stato semplice esporre le proprie considerazioni nei 10 minuti accordati a ciascuna associazione. Ci limitiamo ad osservare che tempi tanto compressi rischiano di far trascurare aspetti significativi che sarebbero potuti emergere in maniera ottimale in un confronto più approfondito.

            
 
             Se non ora quando?

Il 12 aprile Cgil, Cisl e Uil hanno ricevuto la direttiva che il Governo ha consegnato all’Aran per tradurre in contratto di lavoro l’accordo del 6 aprile. Tra le sorprese non propriamente positive: non più 101, ma 92 euro di aumento mensile (con un incremento del 4.46% invece che del 5.01%); per di più, manca la contrattazione integrativa, che doveva essere legata alla produttività. In seguito all’incontro con il ministro della Funzione Pubblica – Luigi Nicolais – lo sciopero, proclamato dagli statali per il 16 aprile, è stato rinviato all’inizio di maggio.

 
             Iniziative

Firenze 6 maggio
Percorsi a confronto: aspetti specifici e trasversali
Seminario nazionale sul curricolo verticale

Potenza aprile/giugno
Parole come stelle nell’universo
Scienze e letteratura: percorsi possibili nella scrittura

Palermo 3 maggio
Scienza e laicità

Roma 23 aprile
Raccontare di guerra, parlare di pace

Cagliari 23 aprile
Una nuova stagione di impegno democratico



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