N. 04 novembre 2003
 

Moratting
In tempi di tagli e ristrettezze economiche, moltissime persone si chiedono come faccia il ministro Moratti a trovare i soldi per alimentare le sue campagne pubblicitarie: spot televisivi, opuscoli illustrativi, tanti e variopinti libretti, agende, un divertente fumetto di Qui, Quo, Qua (apprezziamo lo sforzo!) per i bambini, e via di questo passo. Il tutto per convincere della "bontà" del prodotto (confezionato e impacchettato, senza alcun confronto!) insegnanti, studenti e famiglie. Signor Ministro, la scuola non ha bisogno di marketing e non serve la carta patinata per coprire il vuoto di idee e i danni che la Sua "scuola per crescere" arrecherà ai singoli e alla collettività.

 

             Appello per gli Istituti tecnici
I "desiderata" di Confindustria
Concluse le Intese fra Stato e Regioni
I dati dell'Isfol e le affermazioni del "Sole 24 Ore"
Il decreto legislativo e le inopportune iniziative del Miur
Il decreto legislativo e il tempo pieno
Un patto per la scuola, l'università, la ricerca
Insegnare
Iniziative
Manifestazione nazionale per la scuola
 
            
 
             Appello per gli Istituti tecnici

Il Cidi insieme ad altre Associazioni professionali (dall'Aimc al Mce, da Legambiente scuola e formazione alla Fnism, da Proteo Fare Sapere a edscuola e fuoriregistro), hanno lanciato un appello per la valorizzazione degli Istituti tecnici e professionali, la cui sorte oggi è molto incerta. Di sicuro c'è solo la grande preoccupazione degli insegnanti che operano in quegli Istituti, degli studenti che li frequentano e dei loro genitori. In verità tutti coloro che oggi seguono il dibattito sul sistema di istruzione e formazione sono molto allarmati per il destino di queste scuole.
Il documento/appello mette in evidenza come dagli anni sessanta in poi gli Istituti tecnici e professionali abbiano rappresentato il settore dell'Istruzione secondaria superiore che ha reso possibile la crescita della scolarizzazione. Questi Istituti sono oggi frequentati dal 59% dei ragazzi, da oltre il 60% se si considerano anche gli istituti d'arte (dati Miur 2003-2004). Sono scuole che hanno favorito lo sviluppo economico e sociale del Paese e hanno una importante e consolidata tradizione. Per tutti questi motivi le innovazioni organizzative e curricolari (stage, area di progetto, terza area integrata ecc), attuate con l'impegno e la competenza professionale di chi in essi opera, dovrebbero rappresentare una ricchezza da valorizzare e non da ricacciare in un canale minore. Il modello ottocentesco del sistema duale, che -ci dicono i Paesi in cui è attuato- non funziona, non può rappresentare la soluzione per l'Italia. Il doppio canale è una scelta ideologica e antistorica legata a un modello di sviluppo economico e sociale arretrato.
Le associazioni firmatarie invitano pertanto insegnanti, studenti, genitori, rappresentanti del mondo della cultura, del mondo produttivo, sindacati, cittadini ad aderire all'appello per gli Istituti Tecnici e professionali. Fra le prime adesioni ci sono quelle di Stefano d'Errico, Tullio De Mauro, Massimo Di Menna, Silvana Ferreri, Piero Lucisano, Giunio Luzzatto, Emma Nardi, Enrico Panini, Cosimo Scarinzi, Claudio Turella, Benedetto Vertecchi. Insieme a quelle di molti insegnanti e dirigenti scolastici.

 
             I "desiderata" di Confindustria

Silvio Fortuna (delegato per l'educazione di Confindustria) ha pubblicato recentemente un articolo su il Sole 24 Ore a sostegno degli Istituti tecnici e del ruolo che essi hanno svolto per lo sviluppo del Paese. "Il miracolo economico è stato figlio anche di questa scuola" si legge nell'articolo "il tessuto delle piccole imprese italiane è profondamente legato alla funzione formativa svolta dall'Istruzione tecnica". Peccato però che subito dopo si dichiari d'accordo con la legge 53 che - a suo dire - valorizzerà gli Istituti tecnici. "Con la riforma Moratti -scrive Fortuna- l'istruzione tecnica dovrà vedere valorizzata finalmente la sua vocazione professionalizzante senza vedere sminuito il suo ruolo e il suo prestigio… Confindustria ha suggerito al Ministro di inserire tali Istituti nell'ambito dei Licei tecnologici, prevedendo che i Consigli di Istituto di tali Licei vengano integrati con la presenza dei rappresentanti dei settori produttivi di riferimento, delle Regioni e degli Enti locali… l'offerta formativa deve essere concepita sempre di più in relazione alla domanda delle famiglie e delle imprese".

Alcune considerazioni:

1) Era l'allora ministro Berlinguer a collocare gli Istituti tecnici e i professionali quinquennali nei Licei tecnologici proprio per valorizzare queste scuole e far tesoro della loro esperienza organizzativa e curricolare. Oggi le proposte che girano, al di là dei "desiderata" di Confindustria, sono altre.
2) E' una richiesta velleitaria quella del dottor Fortuna (e di Confindustria) di trasformare gli organi collegiali di Istituto in Consigli d'azienda. Né i rappresentanti del mondo produttivo hanno portato qualche utilità alla scuola quando, prima del '74, facevano parte dei Consigli di istituto. Inoltre nei Consigli distrettuali e provinciali (dove i decreti delegati del '74 avevano previsto la presenza anche di rappresentanti dei settori produttivi), hanno sempre brillato per la loro assenza. Ricordiamo anche al dottor Fortuna che oggi il rapporto tra scuola e territorio per una offerta formativa integrata e proficua per tutti i soggetti è prefigurato dall'autonomia.
3) E' proprio una fissazione da integralisti quella di vedere l'struzione piegata sempre ed esclusivamente agli interessi delle famiglie e del mondo produttivo. Un conto è tenerne conto un conto è non vedere altro.
4) Nell'articolo non si parla degli Istituti professionali, alla Confindustria non interessa il loro destino o condivide (tacendo) la scelta di ricacciarli in un canale marginale, quadriennale, regionalizzato, dosato sul profilo dell'avviamento al lavoro? Un favore da niente per una parte non piccola del mondo produttivo italiano!

 
             Concluse le Intese fra Stato e Regioni

Anche l'Emilia Romagna, la Sardegna e il Veneto hanno firmato l'Intesa per onorare l'Accordo quadro approvato dalla conferenza unificata Stato Regioni Enti Locali il 19 giugno 2003 (vedi Notecidi n. 0). I protocolli -come era scontato, del resto- sono molto diversi tra loro, l'unico elemento che li accomuna è l'equanime distanza dai bisogni formativi dei quattordicenni. I corsi, partiti in molti Regioni dopo ulteriori accordi con le Direzioni Scolastiche Regionali, sono, quasi ovunque, i soliti corsi di qualifica professionale che danno crediti spendibili soltanto a livello regionale. La Commissione incaricata di definire entro il 15 settembre 2003 gli standard formativi minimi per il riconoscimento a livello nazionale dei crediti, non ha consegnato ancora nulla. Così si stanno scaricando sui ragazzi sia il vuoto legislativo sia i ritardi culturali dello Stato e delle Regioni su questa materia. La verità è che non si possono organizzare percorsi di istruzione/formazione capaci di intercettare i bisogni formativi e gli interessi dei quattordicenni, in una situazione di urgenza/emergenza dovuta all'irresponsabilità di chi ha voluto abrogare la legge 9/99. Se il problema era "venir fuori da una situazione di emergenza" la soluzione non poteva essere quella di inventarsi a tavolino, in soli due mesi, percorsi di istruzione/formazione rivolti a ragazzi che invece avrebbero bisogno di percorsi di altissima qualità (il che vuol dire risorse adeguate, formazione degli insegnanti, qualità e solidità sperimentata degli impianti curricolari da offrire). Se il problema era veramente quello di trovare una soluzione transitoria nell'emergenza non era più razionale guardare a quelle scuole (potenziandole e incoraggiandole) che già hanno una lunga e consolidata tradizione di curricoli rivolti a studenti che vogliono, insieme a un percorso di istruzione, conseguire dopo tre anni anche una qualifica? Come, per esempio, il primo triennio degli Istituti professionali, formato da un biennio più un anno per la qualifica? Sicuramente era meglio, anzichè mandare allo sbaraglio tanti ragazzi!

 
             I dati dell'Isfol e le affermazioni del "Sole 24 Ore"

La notizia dell'inchiesta dell'Isfol sugli insegnanti degli Istituti professionali gira da un bel po'. Vogliamo riprenderla per amore di chiarezza (l'inchiesta ha suscitato molto scalpore). La domanda era: "se il suo Istituto dovesse essere inserito nel secondo canale, lei sarebbe disponibile a continuare a insegnarvi? Se sì a quali condizioni?" Il 48,6% del campione afferma che è disposto a insegnare nel secondo canale. Ma, attenzione! Alla domanda: "In ogni caso?", solo il 4% risponde di sì, mentre il 65% risponde sì, "a condizione che sia garantito lo stato giuridico di insegnante alle dipendenze dell'Amministrazione statale"!
Ci spieghi allora il Sole 24 Ore perché scriveva a lettere cubitali "Professionali, la riforma piace…secondo una indagine dell'Isfol gli insegnanti dicono sì al progetto Moratti… " (il link a questo articolo è raggiungibile solo tramite abbonamento). Che c'entra il gradimento della riforma Moratti (nei suoi contenuti e nelle sue finalità) con le domande poste dall'Isfol? Quanta confusione di questi tempi e quanta propaganda!

 
             Il decreto legislativo e le inopportune iniziative del Miur

Sul sito del Miur si può leggere l'interpretazione "autentica" del primo decreto legislativo per la scuola dell'infanzia e del primo ciclo dell'istruzione. Il Ministero ha inteso tranquillizzare insegnanti e genitori, ovunque sul piede di guerra per la riduzione del tempo scuola e per la fine del tempo pieno (i telefoni degli uffici preposti a dare informazioni al pubblico non si riescono a trovare mai liberi!). Così il Ministero, anziché attendere le eventuali modifiche della Conferenza Stato-Regioni e delle Commissioni parlamentari, ha deciso, con un eccesso di zelo piuttosto singolare, di commentare il testo del decreto come se questo fosse giunto alla fine del suo iter legislativo.
Un gesto di rara indelicatezza nei confronti del Parlamento (dove il decreto è atteso con ansia soprattutto dall'Udc che aveva detto -vedi Notecidi n.3- che non sarebbe uscito dalle Commissioni parlamentari così com'era entrato!) e nei confronti delle Regioni e degli Enti locali (ricordiamo il documento dell'Anci -vedi Notecidi n.3- sul tempo scuola e sulla qualià dell'offerta educativa). Le Regioni e gli Enti locali non sono per niente d'accordo che, oltre ai ricorrenti tagli ai loro bilanci, si continui a scaricare su di loro il costo di altri servizi. Per esempio, potrebbe capitare di far pagare a Regioni ed Enti locali gli eventuali orari aggiuntivi richiesti dalle famiglie per il cosiddetto tempo pieno. Eppure il Miur si è affrettato a far circolare il commento dettagliato al primo decreto attuativo della legge 53!

 
             Il decreto legislativo e il tempo pieno

Oltre alla scorrettezza di cui sopra, ci sono anche gli inganni. Il più grosso è sul tempo pieno. Leggiamo infatti "Il tempo eventualmente dedicato alla mensa non è compreso nell'orario obbligatorio e facoltativo dei precedenti due commi… ma è un tempo variabile legato alla richiesta delle famiglie ed aggiuntivo rispetto all'orario obbligatorio e all'orario facoltativo. Tale tempo oscilla fra le 5 e le 10 ore. In questo senso il tempo scuola raggiunge, nella sua massima espansione, le 40 ore settimanali e si caratterizza come tempo pieno per gli alunni" (commento all'art. 7 comma 3 del decreto).
Per tradurre: ci sarà un tempo obbligatorio, un tempo opzionale, un tempo aggiuntivo. Il tempo pieno sarà il risultato della somma del tempo obbligatorio (circa 27 ore a settimana), del tempo opzionale (circa tre ore), del tempo aggiuntivo (da 5 a 10 ore)!
Nulla si dice degli organici, delle compresenze, degli orari di funzionamento per il tempo pieno. Come si fa allora a dare certezze in merito al tempo pieno? Come si fa a non capire che il tempo pieno non è la somma di spezzoni di orario diversi , che potrebbero arrivare a 40?
Il tempo pieno è un modello pedagogico importante, amato e diffuso sul territorio (oltre il 25% delle scuole sono a tempo pieno. In alcune zone si arriva addirittura all'85%). E' la garanzia di una equilibrata e distesa successione di tempi di apprendimento, dove conta la relazione didattica e umana, dove la compresenza è un aspetto pedagogico di grande valore, dove la mensa è un momento educativo fondamentale. Eppure tutto questo è difficile da far capire agli strateghi del cambiamento.
Segnaliamo in merito al primo decreto legislativo il documento del Cidi, che ne commenta i singoli articoli.

 
             Un patto per la scuola, l'università, la ricerca

Continuano a giungere da tutta Italia le adesioni di insegnanti, ricercatori, docenti universitari (circa 10.000) al documento-manifesto "Un patto per la scuola, l'università, la ricerca".
Il documento vuole richiamare tutte le forze politiche a considerare il carattere strategico dell'istruzione e della ricerca. Se si è convinti che la scuola, l'università e la ricerca siano grandi problemi nazionali serve comportarsi di conseguenza, promovendo una politica di investimenti, oltre a un dibattito ampio e approfondito nel Paese sulle scelte culturali e di impianto organizzativo.
Per conoscere il documento collegarsi al sito www.nonunodimeno.it, e cliccare su "Un patto per…". Per aderire cliccare, nella medesima home page, su "Libro delle firme".

 
             Insegnare

Ti ricordiamo di rinnovare l'abbonamento a"Insegnare" e ti chiediamo di convincere altri colleghi ad abbonarsi. Nel 2004 il costo sarà uguale: euro 42,00 (25,00 per gli iscritti al Cidi) da versare sul ccp 28507002, intestato a Ciid, gestione Insegnare, piazza Sonnino 13, 00153 Roma.
Con i nuovi numeri ci saranno più dossier, più documentazione, più servizi, e un ulteriore arricchimento del supplemento "Insegnare online".

 
             Iniziative

Catania 9 dicembre Dove va la scuola.

Palermo 10 dicembre La riforma della scuola: una lettura ragionata.

Roma 11 dicembre Ciid - Cidi di Roma: I linguaggi delle discipline

Roma 29 novembre Manifestazione nazionale per la scuola pubblica
Alle 14 Corteo da P.zza Bocca della Verità a P.zza Farnese
Sarà visibile lo striscione del CIDI.


 

 


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